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In Italia, il termine TX è sinonimo di “transessuali”. Altrove, non sempre è così. In Spagna, per esempio, è molto frequentemente usato il termine corrispondente al nostro “travestito” per indicare sia chi si traveste da donna, sia chi assume un comportamento totalmente femminile, potendo esibire una immagine che (genitali a parte) è davvero femminile e, molto spesso, addirittura iperfemminile.
La transessualità è un fenomeno antico come il mondo, ma, per quanto riguarda il nostro paese, esplose pubblicamente negli anni 60 nelle grandi città, diventando nel decennio successivo, grazie a una massiccia immigrazione di transessuali brasiliani, particolarmente evidente. Sia pure con taluni equivoci, come questo, per esempio: all’inizio degli anni 70 cominciò a diffondersi un neologismo, sia nella parlata comune che nella stampa, il termine “viados”, che stava a indicare appunto i transessuali brasiliani che si prostituivano per strada. Un termine che tutti ritenevano originario del Brasile… Peccato che in Brasile nessuno sapesse che diavolo potesse significare “viado”, perché in questo paese i transessuali sono definiti “biscignas” (cioè: piccole vipere) dal popolino, mentre sulla stampa e nei discorsi ufficiali sono sempre identificati o decisamente come donne o decisamente come uomini gay, a seconda di chi scrive. “Viado”, infatti, era un termine inventato in quel di Milano… e oggi caduto completamente in disuso.
Negli USA, per fare un altro esempio, i termini “TX” e “transex” sono sostanzialmente sconosciuti. I termini corrispondenti e utilizzati sono, infatti: “she-males” (cioè: lei-uomini) e, soprattutto: “trannies”.
Ma, al di là di queste problematiche di identificazione linguistica, il vero spessore di questa tipologia umana (spesso, sbrigativamente liquidata come “terzo sesso”) sta nella identificazione fisica e di comportamento. All’inizio del fenomeno in Italia, la maggioranza dei transessuali (all’epoca soprattutto italiani) mirava a diventare completamente “donna”, con un intervento chirurgico. L’esperienza del decennio successivo, grazie anche a una visione diversa del problema da parte dei “viados”, li fece ricredere. I maschi che li ricercavano non intendevano affatto incontrare una donna “un po’ meno” donna, ma qualcosa di completamente diverso da una donna: un ermafrodita, cioè un individuo che assommasse in sé, contemporaneamente, sia le caratteristiche femminili (quelle sessuali secondarie, seno, glutei, morbidezza della pelle, bocca, sguardo, modo di camminare, voce, ecc) sia quelle maschili (quelle sessuali primarie, i genitali).
In parallelo a questa doppia possibilità di lettura erotica del “partner transessuale”, l’esigenza del maschio che lo cercava continuava a essere doppia, cioè sia attiva che passiva. Da qui la necessità (generalmente graditissima) per tutti i transex di dichiararsi “completissimi”, vale a dire sia attivi che passivi. Fino a che punto questa esigenza del partner, ufficialmente eterosessuale, di un TX di essere posseduto da una donna mascolina corrisponde, come sostiene qualcuno, a una sostanziale omosessualità negata di questo stesso partner e fino a che punto, al contrario, non rappresenta qualcosa di completamente diverso, una proiezione onirica di un erotismo eterosessuale eccessivamente frustrato e rinnegato, in un avvilente contesto sociale, familiare, culturale, ecc?
Su questo punto la discussione va avanti da anni e nessuno ha ancora trovato una risposta davvero soddisfacente. Restano in evidenza alcune considerazioni su cui tutti si dichiarano d’accordo. I transessuali “fanno il verso alle donne” esagerandone alcune caratteristiche fisiche e di comportamento, ma “nella consapevolezza” (attenzione: importante!) che tali esagerazioni sono ben gradite e piacciono moltissimo alla loro utenza maschile “eterosessuale”. E ancora: il loro fascino sta proprio in questo shakespeariano “essere o non essere” donne: la loro arma vincente (e priva di rivali) è proprio la loro ambiguità, la caratteristica che li rende unici e inimitabili, sia da parte delle donne che degli uomini.
E c’è anche chi sostiene che un rapporto affettivo con una “she-male” (donna-uomo…) sia molto più appagante di un amore eterosessuale per una donna, come pure di un analogo amore omosessuale per un uomo. Proprio perché un TX (o una…) è entrambe le cose, nello stesso momento…
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